
Chiesa in stile architettonico contemporaneo edificata tra il 2012 e il 2014, ispirata nelle forme ad una nave cui l'albero maestro è dato dalla croce e cui la prua è data dalla sommità del campanile cui capeggia la figura della Vergine reggente lo scettro da Capitana da Mar. La costruzione della chiesa è fondata su 8 pilastri e quattro testate d’angolo che simboleggiano i dodici apostoli ed il passaggio tra la chiesa e il giardino dell’Eden viene accompagnato dagli arcangeli simboleggiati dalle tre campane poste sul campanile. La struttura è costituita in muratura in calcestrutìzzo e strutture metalliche.
La Cappella di Santa Croce venne realizzata tra il 1959 e il 1960 all’interno di Marina di Santa Croce, località turistica fondata dall’ingegnere Marco Aurelio Pasti in un’ampia area di pineta mediterranea. La piccola struttura, probabilmente costruita insieme al villaggio di bungalow, richiama nella forma i tradizionali casoni veneti: è composta da due muri disposti ad angolo retto e da una copertura in paglia. Lo spazio presbiteriale, leggermente sopraelevato, si trova all’interno della cappella, mentre i fedeli possono raccogliersi nella pineta circostante.
Via Daniele Manin
La chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Jesolo Lido rappresenta uno degli edifici sacri più significativi del secondo dopoguerra nel territorio, concepita per rispondere alla crescita della popolazione residente e al crescente flusso turistico estivo. Progettata dall’architetto Ernesto Damiani, la costruzione si protrasse per diversi anni, iniziando nel 1950 e culminando nella sua apertura al culto, seppur ancora in stato grezzo, nella primavera del 1951. La curazia fu istituita ufficialmente il 9 marzo 1954, mentre la parrocchia venne eretta il primo maggio 1956. L’edificio presenta un linguaggio architettonico sobrio ma solenne. La facciata, intonacata e a capanna, è preceduta da un portico a cinque arcate che conferisce ritmo e profondità al prospetto; l’arcata centrale, più ampia, funge da asse principale d’ingresso. Tre grandi arcate scandiscono la parte superiore della facciata, ospitando altrettante nicchie, anch'esse differenziate dimensionalmente per accentuare l’asse centrale. L’interno, a navata unica con copertura a soffitto piano, si distingue per la presenza di cinque cappelle per lato, tra le quali quella centrale risulta visibilmente più ampia e articolata rispetto alle laterali, segnando un'ulteriore gerarchizzazione spaziale. Il presbiterio, contenuto in un’abside semicircolare anch’essa con soffitto piano, si apre sulla parete di fondo, chiudendo scenograficamente la prospettiva della navata. L’impianto generale della chiesa segue criteri funzionali ma non rinuncia a elementi di monumentalità, espressi attraverso la modulazione dei volumi e la scansione architettonica degli spazi interni ed esterni.
La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, edificata negli anni 50 del '900, sorge isolata su un alto podio. La facciata, rettangolare, richiama le forme di un moderno arco trionfale affiancato da due ali laterali, nel quale campeggiano la scritta "Ave Maria" e due rilievi decorativi; entro la nicchia centrale si trova il portale e un rilievo bronzeo della Vergine.L'interno è a navata unica, con soffitto piano; sulla parete di fondo si apre il presbiterio poligonale, a tre lati, con soffitto piano.
Piazza Trieste 10
La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, progettata dall’ingegnere Corrado Facco, sorge in posizione isolata su un alto podio, imponendosi nel paesaggio urbano con la sua architettura sobria e monumentale. La posa della prima pietra avvenne il 1° luglio 1950, per volontà del patriarca Carlo Agostini, e fu il primo passo verso la realizzazione di un edificio che, solo pochi anni più tardi, avrebbe assunto un ruolo centrale nella vita religiosa del Lido di Jesolo. La chiesa venne infatti eretta a curazia autonoma nel marzo 1954 e, nello stesso anno, il 21 novembre, divenne sede parrocchiale. I lavori si protrassero fino al 1959, anno in cui si completarono la cripta e l’aula principale. La consacrazione avvenne il 20 novembre dello stesso anno ad opera del patriarca Giovanni Urbani. Dal punto di vista architettonico, la chiesa presenta una facciata rettangolare ispirata alla forma di un moderno arco trionfale, affiancata da due ali laterali. Al centro, una grande nicchia accoglie il portale d’ingresso e un rilievo bronzeo raffigurante la Vergine Maria, sovrastato dalla scritta "Ave Maria" e da due pannelli decorativi a rilievo. L'interno si sviluppa secondo una pianta a navata unica, coperta da un soffitto piano che ne sottolinea la linearità e l'essenzialità compositiva. Sulla parete di fondo si apre il presbiterio, anch'esso con soffitto piano, articolato in una struttura poligonale a tre lati che conferisce profondità e centralità liturgica all’area dell’altare.
Viale Santa Margherita/spiaggia di Levante
Il Santuario della Madonna dell’Angelo, oggi uno dei principali simboli identitari di Caorle, sorge all’estremità orientale del centro storico, su un promontorio che si protende nel mare Adriatico, nel punto di transizione fra la scogliera e la spiaggia di Levante. La sua origine si lega alla più antica tradizione religiosa della comunità caorlotta: secondo le fonti, il primo edificio di culto venne eretto tra VI e VII secolo dai profughi concordiesi e doveva presentarsi come una piccola basilica a tre navate lignee, dedicata a San Michele Arcangelo. Nel corso del Medioevo la chiesa venne ricostruita in forme più stabili e monumentali, mantenendo la struttura basilicale, e fu solennemente consacrata il 7 gennaio 1523 dal vescovo Daniele De Rossi. A causa dell’erosione marina, che ne compromisse parte della stabilità, l’edificio subì un radicale rifacimento nel 1751, assumendo le forme architettoniche che ancora oggi si conservano: una facciata a capanna, preceduta da un portico a coronamento curvilineo sorretto da due colonne, e un impianto planimetrico a navata unica con soffitto a vela, cappelle laterali a fondo piano e presbiterio quadrato. L’assetto attuale è il risultato anche di successivi interventi di restauro e di ridefinizione decorativa, tra i quali si ricordano il restauro integrale del 1948 e la nuova decorazione interna eseguita negli anni Sessanta del Novecento. La dedicazione alla Vergine Maria è attestata da una tradizione devozionale ancora viva: secondo il racconto agiografico, alcuni pescatori avrebbero rinvenuto in mare una statua lignea della Madonna con Bambino, poggiante su un basamento marmoreo e inspiegabilmente galleggiante; trasportata miracolosamente da bambini nel Duomo e poi ricomparsa presso la chiesetta sul mare, la statua determinò la nuova intitolazione a Madonna dell’Angelo. Il santuario, caratterizzato da una forte valenza cultuale oltre che architettonica, è tuttora meta di pellegrinaggio e fulcro della processione quinquennale a lei dedicata, costituendo un esempio emblematico di continuità tra devozione popolare, trasformazioni architettoniche e identità comunitaria.
L’edificio sacro presenta una struttura integralmente realizzata in laterizio a vista, con copertura a due falde secondo lo schema del tetto a capanna. La facciata è sormontata da un campanile a vela, elemento tipico dell'architettura ecclesiastica minore. Sull’altare maggiore è collocata un’effigie della Madonna di Fatima, oggetto di particolare devozione. La chiesa venne consacrata al culto nel 1943.
Piazza Santissima Trinità, angolo con via Morosini
La chiesa della Santissima Trinità di Treporti sorge nel cuore dell’omonima località, costituendo un rilevante esempio di architettura sacra sviluppatasi nel corso di cinque secoli. L’edificio attuale presenta una pianta a croce latina con tre navate, separate da pilastri quadrangolari che sorreggono arcate a tutto sesto. Le coperture sono lignee, con capriate a vista, secondo una tradizione costruttiva largamente diffusa nel contesto lagunare. La facciata, interamente realizzata in laterizio a vista, si articola secondo uno schema a salienti che riflette la suddivisione interna in navate. È arricchita da decorazioni marmoree e presenta al centro un grande arcone al cui interno si apre un rosone, mentre più in basso si colloca un portale architravato con lunetta. Le navate laterali sono scandite da una serie di archetti pensili sottogronda, mentre la navata centrale è coronata da pinnacoli in pietra e da una croce sommitale. Sul fianco dell’edificio è ben visibile il volume del transetto, corrispondente all’antica aula seicentesca, caratterizzato da una facciata a capanna intonacata in rosso. Il presbiterio, a pianta quadrata e coperto da una volta a botte, si conclude in un’abside semicircolare. La sua conformazione attuale risale al rifacimento avvenuto nel 1864, nell’ambito di un più ampio progetto di riorganizzazione liturgica. La storia dell’edificio è articolata e stratificata. Le sue origini risalgono al 1517, anno in cui la costruzione della chiesa venne disposta nel testamento di Pietro De Stefani, rogato da Giacomo Grasolani, pievano di Sant’Aponal di Venezia. La parrocchia fu istituita tra il 1620 e il 1629. Tra il 1666 e il 1684 si registra un primo ampliamento della struttura, seguito da un ulteriore intervento nel 1763. Nel 1864 fu ricostruito e ampliato il presbiterio, mentre nel 1913 la chiesa fu oggetto di una ristrutturazione radicale che portò all’adozione della pianta a croce latina. In questa fase, il transetto fu ottenuto inglobando l’aula dell’edificio seicentesco. Nel 1932 fu eretto un nuovo campanile, posto in adiacenza a quello preesistente del XVII secolo. Un ulteriore ampliamento avvenne nel 1956, con l’aggiunta delle due navate laterali e il restauro della facciata. Nel 1962 si procedette al rifacimento del pavimento, al restauro del coro e al rivestimento marmoreo delle colonne.
Un’unica stretta e lunga strada asfaltata, collega il litorale a Lio Piccolo. Qui, una decina di case raggruppate attorno ad una piazzetta sterrata formano il nucleo del paese dove spiccano la piccola chiesa di Santa Maria della Neve con il rispettivo campanile e Palazzo Boldù.
Via Fausta
La chiesa, la cui edificazione ebbe inizio nel 1744 e si concluse nel 1751, si presenta oggi come un organismo architettonico stratificato, frutto di una lunga serie di interventi e trasformazioni che ne hanno definito l’attuale configurazione stilistica e spaziale. L’assetto originario settecentesco, riconducibile a un linguaggio tardo-barocco semplificato, è stato in parte ridefinito nel corso del tempo, con significativi restauri documentati già alla fine del XIX secolo, tra il 1890 e il 1900. Il primo importante ampliamento strutturale si colloca nel primo decennio del Novecento, quando nel 1906 venne eretto il campanile, posto in adiacenza all’edificio sacro e coronato da una cuspide che ne accentua la verticalità. Ulteriori modifiche vennero realizzate tra il 1915 e il 1916, periodo in cui la chiesa subì un intervento di ampliamento che coinvolse sia l’aula liturgica sia il presbiterio, con una profonda ridefinizione dello spazio absidale. In questi stessi anni fu edificata l’attuale facciata, che costituisce l’elemento più emblematico della trasformazione stilistica avvenuta nel primo Novecento. La facciata, ispirata a un linguaggio eclettico in cui convergono motivi neoclassici e liberty, è scandita in tre partiture verticali da lesene poggianti su un alto basamento continuo. La porzione superiore è conclusa da un frontone triangolare con cornice aggettante, al centro del quale si apre un rosone circolare. Il portale d’ingresso, incorniciato da due colonne libere e sormontato da un timpano spezzato, è arricchito da un bassorilievo raffigurante la Visitazione di Maria a Elisabetta, inserito durante i lavori del 1916. Tale apparato scultoreo è a sua volta incorniciato da due lesene e da un secondo timpano, elementi decorativi che trovano corrispondenza formale anche nelle partiture laterali della facciata, dove inquadrano simmetricamente due finestre ad arco. La chiesa ha beneficiato di ulteriori interventi di restauro e manutenzione conservativa tra il 1985 e il 1988, cui ha fatto seguito, nel 2012, un cantiere dedicato alla salvaguardia delle murature esterne e interne, nonché alla messa in sicurezza della copertura.
Piazza Matteotti n.9
La chiesa di San Giovanni Battista di Jesolo si configura come un esempio rilevante di architettura sacra novecentesca, la cui storia affonda le radici nel medioevo, quando già tra il 1102 e il 1118 sorse un edificio religioso voluto dal doge Ordelaffo Falier, cui seguì nel 1495 la costruzione di una nuova fabbrica, promossa dalla famiglia Soranzo e contestuale all’istituzione della parrocchia. Questa chiesa, edificata verosimilmente con materiali di reimpiego provenienti dalle rovine della cattedrale antica, fu oggetto di successive trasformazioni e riconsacrazioni, come nel 1737, quando una terza chiesa venne benedetta dal vescovo Diedo. La necessità di un edificio più ampio, dovuta al crescente numero di fedeli, spinse all’inizio del XX secolo all’avvio della costruzione dell’attuale tempio, su progetto dell’ingegnere Paoletti. I lavori, iniziati nel 1910, furono interrotti a causa del primo conflitto mondiale che colpì duramente l’area jesolana, e ripresero solo nel 1920. La chiesa venne infine completata nel 1927 e consacrata nel 1932 dal patriarca La Fontaine. L’edificio, a pianta basilicale con tre navate, transetto e copertura a capriate lignee, presenta un’articolazione architettonica solenne e austera, con murature in mattoni pieni allettati su malta di calce. La facciata, in stile neoromanico, è impostata a capanna e scandita da un portale centrale sormontato da una lunetta decorata e da un arco a tutto sesto, con un grande rosone nella parte superiore e due finestroni in corrispondenza delle navate laterali. All’interno, la navata centrale è separata da quelle laterali mediante un colonnato con capitelli che sorreggono pulvini e archi a tutto sesto, riprendendo un linguaggio compositivo proprio della tradizione romanica. L’area presbiteriale venne ristrutturata nel 1966 per accogliere le modifiche liturgiche introdotte dal Concilio Vaticano II, e nel 1930 l’abside fu decorata dal pittore Guido Pini con la scena del Battesimo di Cristo. Sul fianco destro si erge isolato l’alto campanile a canna quadrata, memoria della torre medievale andata perduta durante la guerra. Infine, tra il 2012 e il 2014, l’edificio ha beneficiato di interventi di restauro e straordinaria manutenzione condotti sotto la direzione dell’ingegner Antonio Pasian, confermando la continuità della cura e della valorizzazione di un patrimonio che, pur nato da esigenze liturgiche e comunitarie, si impone oggi come significativo documento storico-artistico del territorio.
Via dell’Angelo
La Chiesa parrocchiale dei Santi Liberale e Mauro, progettata dall’architetto Vinicio Lazzari ed edificata nel 1968 come esito delle nuove esigenze pastorali post-conciliari, rappresenta un significativo esempio di architettura sacra del secondo Novecento. L’edificio, preceduto da una gradinata, presenta un prospetto articolato in due fasce: quella inferiore, che accoglie l’ingresso principale, e quella superiore, corrispondente al volume della navata, contraddistinta da ampie superfici intonacate, spioventi asimmetrici e vetrate strette e verticali che sottolineano l’andamento dinamico della facciata. L’interno si sviluppa secondo un impianto a navata unica, preceduta da un atrio ribassato, con pareti laterali divergenti che conducono verso due cappelle in prossimità del presbiterio. Le coperture, impostate a falde contrapposte e scandite da travi in cemento armato a vista, definiscono un ambiente essenziale e luminoso, coerente con i principi liturgici introdotti dal Concilio Vaticano II. Il presbiterio, collocato a fondo rettilineo e addossato alla parete di chiusura, assume un ruolo centrale nella configurazione spaziale, accentuando la coralità dell’aula assembleare. L’edificio, istituito come curazia autonoma nel 1964 e divenuto parrocchia nel 1966, si distingue per la sua capacità di coniugare istanze liturgiche rinnovate e linguaggio architettonico moderno, confermandosi come un esempio rilevante della produzione religiosa di Lazzari nell’ambito veneto.
L’Oratorio di Cristo Re, edificato tra il 1960 e il 1965 in località “Ai Salsi”, si configura come un piccolo edificio di culto a pianta semplice, isolato sui quattro lati e caratterizzato da una tipologia architettonica essenziale, propria delle strutture sussidiarie. La facciata a capanna, conclusa superiormente da una cornice in cemento che delinea il motivo di una croce, accoglie due aperture quadrate che ne alleggeriscono l’impianto formale, conferendo all’insieme un equilibrio tra funzionalità e simbologia religiosa. L’interno, a navata unica, è coperto da una struttura lignea a due falde con capriate a vista, che sottolinea la linearità dell’aula e ne accentua il carattere raccolto. Il presbiterio, di forma rettangolare e concluso da fondo rettilineo, si distingue come spazio liturgico principale, in coerenza con la sobrietà complessiva dell’edificio. L’oratorio, pur nella sua semplicità, costituisce un esempio significativo della produzione architettonica religiosa locale della seconda metà del Novecento, in cui le istanze di rinnovamento formale si intrecciano con esigenze di culto e di comunità.
L'Oratorio di Santa Teresa del Bambino Gesù si trova in Viale Belgio 37 (zona Pineta) a Lido di Jesolo (VE). È un caratteristico edificio ottagonale immerso nel verde della pineta, aperto al pubblico e legato alla parrocchia di Cortellazzo
Capitello votivo dedicato alla figura della Madonna, nel comune di Jesolo.
Il Capitello al Barbarossa, situato nel territorio comunale di Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia, rappresenta un elemento di interesse storico e devozionale, oltre che un riconoscibile punto di riferimento nel paesaggio del litorale. La sua posizione lo rende inoltre una tappa nota lungo gli itinerari escursionistici e cicloturistici dell’area.
La chiesa di Santa Maria delle Dune si trova a Duna Verde, frazione di Caorle, e appartiene alla parrocchia della Croce Gloriosa, nel Patriarcato di Venezia. Consacrata nel 1984, venne realizzata per rispondere alle esigenze della località balneare ed è utilizzata soprattutto durante la stagione estiva. La sua origine è legata a un piccolo capitello devozionale: la statua della Vergine con il Bambino, oggi custodita all’interno della chiesa, era infatti collocata in origine sulla prua di una barca rivolta verso il mare.
La chiesa di Santa Maria Elisabetta si trova nella frazione di Brian. Un primo edificio di culto venne eretto nel 1678 per volontà del vescovo Francesco Antonio Boscaroli e successivamente restaurato nel 1732-1733 e nel 1890. Nel 1963 la chiesa venne elevata a parrocchia e, tra il 1964 e il 1965, fu costruito l’attuale edificio sulla sponda opposta del Canale Largon.
La chiesa presenta una facciata a capanna preceduta da un portico e un interno a navata unica con copertura a capriate lignee. Il presbiterio, introdotto da un ampio arco semicircolare, ha forma poligonale.
La chiesa di San Benedetto si trova nella zona di Lido Altanea, immersa nel verde e inserita nel sistema di percorsi pedonali e villaggi turistici della località. L’edificio si distingue per la moderna architettura a forma di conchiglia e per il caratteristico campanile. La chiesa è aperta al pubblico e ospita regolarmente le celebrazioni religiose, con orari che possono variare in base alla stagione turistica.
La chiesa di Santa Margherita nasce nel 1962 con l’istituzione della curazia, inizialmente ospitata in una struttura provvisoria. L’attuale edificio, dedicato alla Madonna Immacolata e sede della parrocchia, venne realizzato nel 1995 su progetto dell’architetto Guido Impallomeni.
La chiesa presenta un’architettura moderna, con facciata caratterizzata da un ampio portico vetrato e da un frontone trapezoidale. L’interno, a navata unica, ha pianta trapezoidale e pareti convergenti verso il presbiterio, mentre la copertura è costituita da un’unica falda sostenuta da travi metalliche.
Il Duomo di Santo Stefano di Caorle, già cattedrale della diocesi fino alla sua soppressione nel 1819, venne edificato nel 1038 sulle strutture di una precedente basilica paleocristiana, databile tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo. La sua costruzione appartiene al periodo di maggiore sviluppo della Caorle medievale e testimonia l’antica importanza religiosa della città, sede episcopale per diversi secoli. Il complesso originario era più articolato di quanto oggi visibile: il Duomo era collegato al vicino campanile cilindrico e alla cosiddetta Chiesa delle Grazie attraverso un atrio porticato, del quale rimangono alcune mensole in pietra d’Istria sulla facciata. La Chiesa delle Grazie, demolita nel 1818, faceva parte dello stesso complesso religioso; il suo perimetro, individuato durante gli interventi realizzati nella piazza nel 1999, è oggi ricordato attraverso una diversa pavimentazione.
L’edificio presenta una pianta basilicale a tre navate, secondo un modello di derivazione paleocristiana, con ingresso rivolto a occidente e presbiterio orientato verso est. Le navate sono scandite dall’alternanza di colonne e pilastri cruciformi, mentre il complesso si conclude con tre absidi, delle quali solamente quella centrale emerge all’esterno. La facciata, semplice e severa, conserva importanti testimonianze medievali: ai lati del portale principale sono collocati due bassorilievi marmorei dell’XI secolo, tradizionalmente identificati con Sant’Agatonico e San Guglielmo di Tolosa, quest’ultimo interpretato da studi più recenti anche come San Teodoro di Amasea. Sopra l’ingresso si apre il grande rosone realizzato nel corso dei restauri del Novecento, mentre ulteriori aperture circolari illuminano le navate laterali. Particolarmente raffinata è anche la decorazione esterna della navata meridionale, caratterizzata da una fascia ad archetti intrecciati.
L’interno conserva opere e testimonianze che documentano le diverse fasi della lunga storia della cattedrale. Tra gli elementi di maggiore interesse figurano la Pala d’Oro collocata nell’abside centrale, il grande crocifisso ligneo quattrocentesco sospeso sopra l’altare maggiore e alcune delle antiche icone che appartenevano all’iconostasi medievale, oggi conservate nel Museo parrocchiale e attribuite alla scuola di Paolo Veneziano. L’antica iconostasi separava originariamente il presbiterio dalla navata e comprendeva quindici immagini raffiguranti apostoli, evangelisti e santi; venne smantellata nel XVII secolo durante la riorganizzazione dell’area presbiteriale. Nel Duomo sono inoltre conservate statue, dipinti e arredi provenienti anche dalle chiese e dagli oratori scomparsi del centro storico, testimonianza di un patrimonio religioso che nel corso dei secoli si è progressivamente concentrato nell’antica cattedrale.
L’Oratorio della Madonna di Pompei venne costruito nel 1878 nel centro di Caorle. Gravemente danneggiato durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu ricostruito nel 1954 su progetto dell’ingegnere Carlo Tosoni.
L’edificio presenta una facciata a capanna con rosone centrale e un interno a navata unica, caratterizzato da una copertura lignea con capriate a vista. Il presbiterio, leggermente rialzato, è incorniciato da un ampio arco a tutto sesto.
La chiesetta di San Benedetto si trova all’interno del Camping Marelago, nella località di Lido Altanea a Caorle, affacciata sulle sponde di un laghetto artificiale. L’edificio si distingue per la moderna forma ispirata a una conchiglia e per il piccolo campanile. Aperta sia agli ospiti del campeggio sia ai visitatori esterni, ospita regolarmente la celebrazione della Santa Messa domenicale.
La chiesa di Santo Stefano di Bibione, realizzata nel 1999, sorge all’interno di un’area privata destinata all’accoglienza pastorale, nei pressi della zona termale. L’edificio presenta un linguaggio architettonico contemporaneo e trae ispirazione dalla Chiesa del Dio Padre Misericordioso di Roma, progettata in occasione del Giubileo del 2000. La struttura si inserisce nel contesto turistico di Bibione come luogo di culto e di accoglienza, caratterizzato da forme essenziali e contemporanee.
La chiesa di Santa Maria Assunta è la principale chiesa parrocchiale di Bibione e costituisce uno dei principali punti di riferimento religiosi della località. Situata in via Antares, accoglie durante tutto l’anno la comunità residente e, soprattutto nei mesi estivi, i numerosi visitatori presenti nella località balneare. La parrocchia svolge un’intensa attività pastorale e organizza celebrazioni anche in diverse lingue, rispondendo alla vocazione internazionale di Bibione. All’interno del complesso è inoltre presente una cappella dedicata alla Sindone, che conserva una copia del celebre telo. Per informazioni aggiornate su celebrazioni, attività e iniziative è possibile consultare il sito ufficiale della Parrocchia di Santa Maria Assunta.
La Cappella della Regina della Pace si trova a Bibione, nella zona di Lido dei Pini. L’edificio venne realizzato nel 1997 in occasione del centenario della nascita di Angelo Pasotto e costituisce un piccolo luogo di culto inserito nel contesto della località balneare. La cappella rappresenta oggi uno dei punti di riferimento religiosi della zona, legato alla comunità parrocchiale di Bibione.
Lignano Riviera nacque negli anni Cinquanta nell’ambito dello sviluppo urbanistico della penisola di Lignano, su progetto dell’architetto Luigi Piccinato. L’insediamento venne concepito come un quartiere immerso nel verde, articolato in grandi cellule residenziali separate da viali, percorsi pedonali e strade a fondo cieco. Rispetto alla più celebre struttura a spirale di Lignano Pineta, il progetto di Piccinato privilegiava una maggiore integrazione con il paesaggio e una distribuzione più equilibrata degli spazi costruiti e delle superfici verdi. Negli anni successivi l’area si arricchì di importanti servizi turistici, tra cui il complesso termale, inaugurato nel 1963, il porto turistico di Marina Uno e il Kursaal, aperto nel 1968.
In questo contesto si inserisce la chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato, realizzata principalmente per rispondere alle esigenze della popolazione turistica di Lignano Riviera. Inaugurata nel 2003 e progettata dall’ingegnere Giancarlo Tavano e dall’architetto Adriana Paolini, la chiesa è dedicata ai santi patroni del Friuli Venezia Giulia e si integra armoniosamente nella pineta circostante. L’edificio presenta una pianta poligonale e ampie pareti vetrate scorrevoli, che possono essere aperte permettendo ai fedeli di partecipare alle celebrazioni anche dallo spazio verde esterno. Particolarmente caratteristica è la copertura lignea, concepita come una grande tenda, mentre una piramide vetrata posta sopra l’altare illumina il presbiterio. Al suo interno sono conservate alcune statue devozionali e un dipinto raffigurante i Santi Ermacora e Fortunato, realizzato nel 1998 dal pittore Pietro Fantini.
Lignano Pineta nasce nel 1953 dal progetto dell’architetto udinese Marcello D’Olivo, che concepì il nuovo insediamento secondo una caratteristica forma a spirale. Il disegno urbanistico, ispirato a principi di architettura organica e influenzato dalle teorie di Le Corbusier, mirava a integrare lo sviluppo edilizio con il paesaggio della pineta: gli alberi esistenti furono infatti censiti e considerati parte integrante del progetto. La spirale divenne rapidamente uno dei simboli più riconoscibili di Lignano e, dal 1959, entrò anche nello stemma del nuovo Comune.
Di fronte a piazza Rosa dei Venti, fulcro della spirale, sorge la chiesa del Cristo Redentore. Il terreno fu donato nel 1956 dalla Società Pineta e il progetto venne affidato all’architetto Aldo Bernardis, autore anche di altri edifici simbolici di Lignano. La prima pietra fu posta nel 1958, mentre la cripta, completata nel 1962, venne subito utilizzata per le celebrazioni religiose e successivamente anche per funzioni destinate ai turisti di lingua tedesca e di confessione protestante. La chiesa, ultimata nel 1971, è caratterizzata da una forte tensione verticale, accentuata dall’ampia scalinata e dalla copertura a capanna, la cui forma richiama idealmente i tradizionali casoni dei pescatori. Sul lato sinistro si trova il campanile, realizzato con una struttura essenziale in cemento armato a sostegno delle campane.
La chiesa di Santa Maria del Mare, oggi situata nell’ampia area verde tra Lignano Sabbiadoro e Lignano Pineta, sorgeva originariamente a Bevazzana, sulla riva sinistra del Tagliamento. L’edificio, probabilmente sorto tra il XV e il XVI secolo su un luogo di culto ancora più antico, rappresentò per secoli un importante punto di riferimento religioso per gli abitanti della zona e per quanti percorrevano il fiume come via di collegamento tra l’entroterra e l’Adriatico. Tra la fine del Quattrocento e l’età moderna la chiesa fu legata anche alla presenza degli Eremitani Agostiniani e subì diversi interventi di restauro, soprattutto per contrastare i frequenti problemi causati dalle piene del Tagliamento.
Proprio il progressivo avanzare del fiume e il rischio di crollo portarono, tra il 1965 e il 1966, alla decisione di smontare e ricostruire la chiesa a Lignano. L’intervento, finalizzato soprattutto alla salvaguardia del prezioso ciclo di affreschi conservato nell’abside, comportò anche alcune modifiche rispetto all’aspetto precedente, secondo un criterio di ripristino stilistico volto a recuperare una presunta fisionomia medievale. L’edificio conserva comunque i caratteri tipici delle piccole chiese votive friulane: aula rettangolare, copertura a capriate, abside quadrata voltata a crociera, pavimentazione in cotto e murature in mattoni a vista. Di particolare interesse sono proprio gli affreschi absidali e gli elementi architettonici medievali recuperati durante il trasferimento, che fanno di Santa Maria del Mare una delle testimonianze storiche e artistiche più significative dell’area lignanese.
La chiesa di San Zaccaria, detta anche della Purità di Maria, si trova nel borgo di Pineda e rappresentò per secoli uno dei pochi punti di riferimento religiosi per le comunità di contadini e pescatori del litorale e della laguna. L’oratorio fu fatto costruire intorno alla metà del XVI secolo da Zaccaria Vendramin, procuratore di San Marco e giurisdicente della Terra della Tisana, e presenta i caratteri tipici delle piccole chiese votive friulane: facciata a capanna con campaniletto a vela, aula rettangolare con travatura lignea a vista e presbiterio di dimensioni più contenute. Nei secoli successivi la chiesa conobbe lunghi periodi di difficoltà e abbandono, dovuti soprattutto all’insalubrità della zona, alla malaria e alla scarsa accessibilità, che rendevano problematico garantire la presenza stabile di un sacerdote.
Nel 1984 l’edificio fu oggetto di un importante intervento di restauro che interessò la copertura, il pavimento e le strutture murarie. In quell’occasione venne collocato sopra l’ingresso un bassorilievo in bronzo dell’artista Gino Afro, raffigurante Zaccaria Vendramin nell’atto di offrire il modellino della chiesa alla Vergine con Bambino. L’interno conserva un’impostazione semplice e raccolta, con un altare ligneo dipinto che ospita la Madonna Vestita con Bambino, affiancata dalle statue di Sant’Antonio e Santa Rita e dalle tavole della Via Crucis. Oggi la chiesetta, immersa nel verde e raggiungibile anche attraverso la pista ciclabile lungo l’argine, costituisce una significativa testimonianza della storia religiosa e rurale del territorio lagunare.
Il campanile del Duomo di Caorle, risalente all’XI secolo, costituisce uno dei simboli più riconoscibili della città e uno degli esempi più singolari di architettura medievale dell’alto Adriatico. Alto circa 44 metri, presenta una rara pianta cilindrica ed è costruito prevalentemente in laterizio, con una base caratterizzata anche dalla presenza di elementi lapidei. La torre è suddivisa in più registri sovrapposti, scanditi da cornici decorative e da una successione armoniosa di monofore, bifore e aperture cieche, secondo un disegno che conferisce alla struttura un forte equilibrio compositivo. Particolarmente significativa è la loggia centrale, caratterizzata da una sequenza regolare di aperture sorrette da colonnine, mentre la parte superiore è conclusa da una cuspide conica rivestita in cotto e sormontata da una croce.
La costruzione del campanile è strettamente legata alla storia del vicino Duomo di Santo Stefano e dell’antico complesso religioso che occupava quest’area già in epoca altomedievale. Alcuni elementi della base hanno fatto ipotizzare la presenza di una struttura precedente, forse una torre di avvistamento o un manufatto con funzione difensiva, anche se tale interpretazione non è stata definitivamente accertata. Nel corso dei secoli la torre subì diversi interventi e trasformazioni: fu dotata anche di un orologio destinato a scandire la vita della comunità, utile non solo ai fedeli ma anche ai pescatori e ai lavoratori delle campagne. Le campane ebbero a loro volta un ruolo fondamentale nella vita cittadina, sia per le funzioni religiose sia come segnale di riferimento durante le nebbie e le condizioni meteorologiche avverse.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il campanile mostrava evidenti segni di degrado, ma importanti interventi di restauro avviati nel 1912 consentirono di recuperarne progressivamente l’aspetto originario, eliminando alcune aggiunte successive e riaprendo le antiche aperture. Durante la Prima Guerra Mondiale le campane in bronzo furono requisite e successivamente sostituite. Oggi il campanile conserva gran parte del proprio carattere medievale e, con la sua lieve inclinazione verso sud-est, continua a dominare il profilo del centro storico di Caorle, rappresentando un punto di riferimento storico, artistico e identitario per l’intera città.
La Basilica di Sant’Eufemia, situata nel cuore del centro storico di Grado, rappresenta il principale edificio religioso della città e una delle testimonianze più importanti dell’architettura paleocristiana dell’Alto Adriatico. L’attuale basilica venne consacrata nel VI secolo, durante l’episcopato di Elia, e sorge su strutture di culto precedenti. L’interno, articolato in tre navate, conserva un prezioso pavimento musivo con motivi geometrici e iscrizioni votive, mentre l’abside è impreziosita dalla cattedra episcopale e da elementi lapidei di età altomedievale. Accanto alla basilica si trovano il battistero paleocristiano e il caratteristico campanile, sormontato dalla statua segnavento dell’Arcangelo Michele, conosciuta come “Anzolo”. Il complesso testimonia il ruolo centrale assunto da Grado nella storia religiosa dell’Adriatico settentrionale e nei rapporti con Aquileia e il mondo bizantino.
L’Isola di Barbana si trova nella Laguna di Grado, a pochi chilometri dal centro cittadino, ed è uno dei luoghi religiosi più antichi e suggestivi dell’Alto Adriatico. Secondo la tradizione, l’origine del santuario risale al 582 d.C., quando una violenta mareggiata colpì Grado e, al termine della tempesta, un’immagine della Vergine venne ritrovata sull’isola nei pressi delle capanne di alcuni eremiti. Il patriarca di Grado Elia fece quindi costruire in questo luogo una prima chiesa come ringraziamento per la salvezza della città, dando origine a una devozione mariana destinata a proseguire nei secoli.
L’attuale santuario, dedicato alla Beata Vergine Maria, venne costruito tra il 1911 e il 1924 in stile neoromanico e conserva al suo interno una statua lignea della Madonna e numerosi ex voto, testimonianza della lunga tradizione devozionale legata all’isola. Barbana è inoltre sede di una comunità religiosa francescana e continua a essere una frequentata meta di pellegrinaggio. Particolarmente importante è il Perdòn di Barbana, documentato dal 1237 e celebrato ogni anno la prima domenica di luglio: una suggestiva processione di imbarcazioni parte da Grado e attraversa la laguna per raggiungere il santuario, rinnovando l’antico voto con cui la comunità chiese la protezione della Vergine durante un’epidemia.
L’isola, immersa nel paesaggio di canali e acque basse della Laguna di Grado, conserva ancora oggi un’atmosfera raccolta e fortemente legata alla propria funzione spirituale. Oltre al santuario vi si trovano il campanile, la Cappella dell’Apparizione e gli edifici destinati alla comunità religiosa e all’accoglienza dei pellegrini. Barbana è raggiungibile esclusivamente via acqua, attraverso un servizio di collegamento in motonave da Grado oppure con imbarcazioni private, e rappresenta un luogo nel quale paesaggio lagunare, storia e tradizione religiosa si intrecciano in maniera particolarmente significativa.

Per informazioni relative agli orari di apertura delle conche di Cavallino sinistra e Cavallino destra è possibile consultare il calendario aggiornato pubblicato dal Comune di Jesolo oppure contattare Infrastrutture Venete S.r.l. al numero +39 329 9720397. Per informazioni specifiche sull’apertura della conca di Cavallino è inoltre disponibile il numero 338 9313944
Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica Ufficio IAT (Piazza Brescia)Tel. +39 0421 370601Email: info@jesolo.it
Informazioni per la visita dell'areaMostra dedicata alla storia di Vallevecchia e alla lagunaArea logistica per bicicletteVisite naturalistiche guidate, a piedi e in bicicletta, su prenotazioneCentro Visitatori di VallevecchiaVia Dossetto, località Brussa30021 Caorle, Italiahttps://www.bibione.com/it/dettagliopuntointeresse/160-centro-visitatori-di-vallevecchia/
Via Fausta, 406/a, 30013 Cavallino-Treporti VE
https://www.visitcavallino.com/ita/
Via Maja, 84
Tel: 0431 444846
Fino al 14 settembre 2025
Aperto tutti i giorni dalle 09:00 alle 15:00
Dal 15 al 30 settembre 2025
Aperto tutti i giorni dalle 09:00 alle 18:00
Dal 01 ottobre al 31 dicembre
Da lunedì a venerdì: 09:00 – 15.00
Sabato, domenica, prefestivi e festivi: 10:00 – 16:00
Chiuso tutti i giovedì (non festivi)
L’ufficio resta chiuso nelle seguenti giornate:
- Dal 03 novembre al 20 novembre
- 21 novembre
- 25 dicembre
- 1 gennaio
Lo IAT di Bibione rappresenta il principale punto di riferimento per i visitatori che giungono nella località balneare. Situato in posizione centrale e facilmente accessibile, l’ufficio svolge un ruolo fondamentale nell’accoglienza turistica, fornendo informazioni aggiornate sugli eventi culturali, le attività sportive, le escursioni naturalistiche e l’offerta enogastronomica del territorio. L’ambiente è organizzato in modo funzionale, con spazi dedicati alla distribuzione di materiali informativi, mappe e brochure, e personale qualificato pronto a orientare i visitatori nella scelta delle esperienze più adatte alle loro esigenze. Lo IAT non si limita a un servizio di front office, ma si configura come vero e proprio mediatore culturale, capace di raccontare l’identità di Bibione e del suo hinterland: dalle peculiarità ambientali della laguna alle testimonianze storico-artistiche delle città vicine, fino agli itinerari cicloturistici e alle proposte per il tempo libero. Grazie a questa funzione di raccordo tra territorio e ospiti, l’ufficio contribuisce in maniera determinante alla valorizzazione dell’immagine turistica della località, offrendo un servizio di accoglienza che unisce professionalità, chiarezza comunicativa e attenzione alla dimensione esperienziale del viaggio.
Via Marinella
L’edificio comunemente noto come “Ex Fornace”, situato in un contesto di rilevante interesse paesaggistico, è in realtà un antico essiccatoio, restaurato dal Comune nel 1992. Dal giugno 2000 ospita il Centro di Educazione Ambientale, una struttura polifunzionale dedicata alla promozione dell’educazione ambientale e del turismo naturalistico. Il Centro accoglie al suo interno esposizioni permanenti dedicate all’ambiente e alla cultura del territorio, uno sportello informativo rivolto ai visitatori, un attrezzato bookshop e costituisce un punto di partenza per escursioni guidate a piedi o in bicicletta alla scoperta del patrimonio naturale e culturale circostante. Oltre alle funzioni espositive e divulgative, il centro offre la possibilità di fruire di uno spazio per incontri e riunioni, modulabile da 25 a 50 posti, eventualmente dotabile di proiettore e schermo. Durante il periodo estivo vengono organizzate mostre culturali temporanee, mentre nel corso dell’anno si svolgono regolarmente attività didattiche rivolte a scuole, gruppi e visitatori interessati ai temi dell’ambiente e della sostenibilità.

- Oasi Valle Vecchia – Brussa – Infopoint – Museo Ambientale MAV
Località Brussa
https://vallevecchia.venetoagricoltura.org/
https://www.vegal.net/index.php?area=2&menu=81&page=223&CTLGIDC=1&CTLGIDP=349&lingua4
Il Museo Ambientale di Valle Vecchia, ubicato all’interno di un ex essiccatoio dell’Azienda Agricola Sperimentale di Veneto Agricoltura e oggetto di un accurato intervento di recupero architettonico e museografico, rappresenta uno dei principali presìdi di valorizzazione e interpretazione del paesaggio naturale e antropico del Veneto Orientale. Articolato su tre livelli espositivi, il percorso museale illustra in chiave integrata gli aspetti storici, naturalistici, gestionali e produttivi dell’area di Valle Vecchia e della Laguna di Caorle, mediante l’utilizzo di dispositivi comunicativi quali pannelli didattici, plastici, diorami, postazioni interattive e la ricostruzione in scala reale di un tradizionale, testimonianza architettonica della cultura materiale legata alla pesca lagunare. Il museo, che funge da centro di interpretazione ambientale e punto d’incontro tra ricerca, divulgazione e fruizione sostenibile, accoglie inoltre un laboratorio didattico, una sala conferenze, un bookshop, terrazze e una torre panoramica, offrendo così una pluralità di spazi funzionali alla mediazione culturale e all’educazione ambientale. L’intervento di riqualificazione ha incluso il potenziamento dell’accessibilità turistica in ogni stagione, l’adeguamento dell’impiantistica di sicurezza, la manutenzione straordinaria del tetto dell’immobile e la sistemazione del casone esterno, situato nei pressi dell’area parcheggio. Il rinnovamento museografico è stato arricchito dall’integrazione di nuovi supporti multimediali, come totem interattivi e pannelli illustrativi, finalizzati alla promozione del turismo rurale e alla valorizzazione della cultura agraria locale. L’area museale si inserisce in un contesto territoriale di straordinario pregio ambientale: l’“isola” di Valle Vecchia, estesa per circa 900 ettari tra Caorle e Bibione, rappresenta un raro esempio di paesaggio costiero altoadriatico, delimitato da confini naturali come il Mare Adriatico, i canali Canadare e Cavanella, la laguna di Caorle e le bocche di porto di Porto Falconera e Porto Baseleghe. Questo mosaico ambientale, composto da spiagge con dune residue, pinete, zone umide e aree agricole di bonifica, costituisce una vera e propria oasi ecologica, frequentata da numerose specie ornitiche e caratterizzata da habitat eterogenei che favoriscono attività di birdwatching, escursioni e osservazione del paesaggio. L’intero comprensorio è dotato di percorsi attrezzati, aree di sosta con servizi per il pubblico, un sentiero accessibile anche a persone con disabilità e una struttura per il ricovero delle biciclette elettriche, con servizi che contribuiscono al finanziamento delle attività educative e turistiche. La gestione è affidata alla Cooperativa di Operatori Naturalisti Limosa, che cura anche un ampio programma di escursioni guidate e attività didattiche rivolte a scuole e gruppi di adulti, con itinerari differenziati per età e livello di approfondimento, articolati tra il museo, la pineta, la spiaggia e la zona umida, per promuovere la conoscenza delle dinamiche ecologiche e dei processi storici di trasformazione del territorio.
L’area della Foce del Tagliamento, tra Bibione e Lignano Sabbiadoro, costituisce uno degli ambienti naturali di maggiore pregio dell’Alto Adriatico e presenta un articolato mosaico di habitat costieri, fluviali e dunali. Le dune, particolarmente ben conservate, ospitano numerose specie vegetali rare e protette, tra cui diverse orchidee spontanee e la Stipa veneta, conosciuta come lino delle fate, specie endemica di particolare interesse naturalistico. L’area rappresenta inoltre un importante habitat per rettili, anfibi e numerose specie di uccelli stanziali e migratori, oltre a ospitare la testuggine di Hermann e la tartaruga palustre europea. Dal 2015 associazioni e cittadini del territorio promuovono la conoscenza e la tutela di questo prezioso ambiente attraverso iniziative, attività naturalistiche e azioni di sensibilizzazione finalizzate alla sua conservazione e a una fruizione sostenibile.
L’Oasi Naturalistica Val Grande, situata nella parte settentrionale di Bibione, si estende per oltre 300 ettari e rappresenta uno degli ambienti naturali più significativi del territorio. Al suo interno si alternano laghi salmastri, stagni, prati stabili, pinete e boschi sviluppati sulle antiche dune costiere, tra le quali si trova anche la duna naturale più elevata dell’Alto Adriatico. L’area conserva inoltre importanti testimonianze storiche: tra la vegetazione e le dune sono infatti visibili i resti di strutture di epoca romana, tra le più antiche tracce archeologiche note nel territorio di Bibione. Facilmente raggiungibile dal centro, la Val Grande può essere esplorata attraverso sentieri segnalati e percorsi guidati, offrendo un’esperienza immersiva tra natura, paesaggio e storia.
Le barene rappresentano uno degli ambienti più caratteristici e delicati della Laguna di Caorle. Si tratta di superfici pianeggianti poste a quote prossime al livello medio del mare, periodicamente sommerse dalle maree e attraversate da piccoli canali naturali, sulle quali si sviluppa una vegetazione specializzata, composta da specie capaci di adattarsi alla presenza di acqua salmastra e all’elevata salinità dei suoli. Questi ambienti svolgono numerose funzioni ecologiche: offrono habitat e aree di alimentazione e rifugio per molte specie animali, contribuiscono alla stabilizzazione dei sedimenti, alla dissipazione dell’energia del moto ondoso e alla conservazione della biodiversità tipica degli ambienti di transizione. Nella Laguna di Caorle le barene naturali sono oggi affiancate anche da barene artificiali, realizzate attraverso il riutilizzo dei sedimenti provenienti dalle attività di manutenzione e dragaggio dei canali lagunari. In particolare, nell’area di Baseleghe alcuni interventi hanno consentito di utilizzare il materiale sedimentario per ricostruire forme morfologiche tipiche della laguna, con l’obiettivo di favorire il recupero della sua funzionalità ecologica e idrodinamica. Proprio per comprendere se queste superfici artificiali siano in grado, nel tempo, di evolvere verso condizioni sempre più simili a quelle delle barene naturali, sono stati condotti specifici monitoraggi nell’ambito del progetto ECO2SMART, confrontando barene naturali e artificiali attraverso lo studio della vegetazione alofila, dei sedimenti, delle quote, delle caratteristiche del suolo e delle fanerogame marine presenti lungo i margini. Le barene costituiscono quindi non soltanto un elemento fortemente identitario del paesaggio lagunare, ma anche una componente fondamentale per la conservazione e il progressivo ripristino dell’equilibrio ecologico della Laguna di Caorle.
La Laguna di Marano si estende tra Lignano Sabbiadoro e la Laguna di Grado e rappresenta uno degli ambienti naturali più suggestivi dell’Alto Adriatico. Protetta dal mare aperto da isole e cordoni litoranei, è caratterizzata da acque basse, canali, barene e vegetazione palustre, che ospitano una notevole varietà di specie vegetali e animali. Elemento fortemente identitario del paesaggio sono i tradizionali casoni dei pescatori, costruiti in legno e canna, testimonianza del profondo legame tra le comunità locali e l’ambiente lagunare.
All’interno della laguna ricadono importanti aree protette, tra cui la Riserva Naturale delle Foci del Fiume Stella, che comprende il delta del corso d’acqua ed è raggiungibile solo via acqua, e la Riserva Naturale della Valle Canal Novo, ricavata da un’antica valle da pesca. La laguna conserva inoltre un forte valore storico e culturale, legato alla tradizione marinara di Marano Lagunare e a riti ancora oggi molto sentiti, come la Processione di San Vito, che ogni anno attraversa le acque lagunari in memoria dei pescatori e del loro rapporto con il mare.
L’Isola di Sant’Andrea, conosciuta anche come Isola delle Conchiglie, si estende per circa sette chilometri tra il mare Adriatico e la Laguna di Marano, contribuendo a delimitare il margine esterno del sistema lagunare. Raggiungibile in barca da Lignano Sabbiadoro, conserva un carattere ancora naturale e poco urbanizzato, con spiagge sabbiose e ambienti costieri particolarmente suggestivi. Durante la stagione estiva è frequentata da diportisti e appassionati di sport del vento, ma mantiene comunque una forte impronta selvaggia, anche per l’assenza di servizi e strutture permanenti. La sua posizione e il suo paesaggio ne fanno uno dei luoghi più caratteristici dell’area tra Lignano e la Laguna di Marano.
La Riserva Naturale Regionale Valle Canal Novo, situata a pochi passi dal centro di Marano Lagunare, si estende per circa 121 ettari e comprende un’ex valle da pesca, un settore lagunare denominato Corniolo e alcune aree agricole. La presenza di acque con diversi gradi di salinità, ambienti umidi e superfici seminative ha favorito lo sviluppo di un ecosistema particolarmente ricco, soprattutto dal punto di vista dell’avifauna, rendendo la riserva una meta privilegiata per il birdwatching e la fotografia naturalistica.
Il centro visite è stato progettato sul modello dei wetlands centres anglosassoni e integra strutture moderne con edifici ispirati ai tradizionali casoni lagunari. Passerelle in legno, capanni per l’osservazione, spazi didattici e un acquario dedicato agli organismi della laguna permettono di conoscere da vicino gli habitat, le specie e le dinamiche ambientali che caratterizzano questo importante settore della Laguna di Marano.
La Riserva Naturale Regionale Foci dello Stella si estende nella Laguna di Marano e comprende il suggestivo delta del fiume Stella, raggiungibile esclusivamente via acqua. L’area è caratterizzata da estesi canneti e ambienti umidi che ospitano una ricca avifauna, tra cui falchi di palude, cigni reali e diverse specie di aironi, rendendo la riserva particolarmente apprezzata per il birdwatching. Uno degli elementi più caratteristici è il villaggio dei tradizionali casoni dei pescatori, costruiti in legno e canna e orientati in modo da offrire maggiore protezione dai venti dominanti. All’interno della riserva è inoltre ancora attiva la Bilancia di Bepi, esempio di tradizionale bilancione da pesca. La riserva può essere esplorata attraverso escursioni in motonave, canoa, kayak o SUP, anche in combinazione con itinerari ciclabili dedicati alla scoperta del paesaggio, della cultura e delle tradizioni locali.
La Laguna di Caorle costituisce uno dei sistemi umidi più caratteristici dell’Alto Adriatico, formato da un articolato mosaico di canali, bassi fondali, barene, velme, valli da pesca e aree di transizione tra acque dolci e salmastre. Il sistema è connesso al mare attraverso le principali bocche lagunari e risente dell’apporto dei corsi d’acqua e dei canali che attraversano il territorio, tra cui il Nicesolo e il canale dei Lovi, creando condizioni ambientali molto diversificate e favorevoli a una notevole biodiversità. Accanto agli ambienti naturali, la laguna conserva numerose testimonianze del rapporto storico tra le comunità locali e l’acqua, dai casoni dei pescatori alle opere di bonifica e di regolazione idraulica. Negli ultimi decenni l’area è stata inoltre interessata da interventi di recupero morfologico e ambientale, tra cui la realizzazione di velme e barene artificiali mediante il riutilizzo dei sedimenti provenienti dalla manutenzione e dal dragaggio dei canali lagunari. Questi interventi sono oggi oggetto di specifiche attività di monitoraggio, sviluppate anche nell’ambito dei progetti ECO2SMART e POSEIDONE, per comprenderne l’evoluzione nel tempo e verificare la progressiva formazione di habitat e dinamiche ecologiche sempre più simili a quelle delle barene naturali. La Laguna di Caorle rappresenta quindi un paesaggio di grande valore ambientale, storico e culturale, nel quale tutela della biodiversità, gestione idraulica e valorizzazione sostenibile del territorio risultano strettamente connesse.
La Laguna di Grado si estende da Fossalon fino all’isola di Anfora, in prossimità delle foci dei fiumi Ausa e Corno, e costituisce uno dei paesaggi naturali più suggestivi dell’Alto Adriatico. È caratterizzata da un fitto intreccio di canali, rii, isole e bassi fondali, inseriti in un ambiente ricco di vegetazione e avifauna. La laguna conserva inoltre importanti testimonianze storiche, tra cui i resti dell’antico collegamento romano tra Aquileia e il porto di Grado, oggi sommerso, e i tradizionali casoni con copertura in paglia, un tempo utilizzati dai pescatori. Tra i luoghi più rappresentativi si trova anche il Santuario di Barbana, antico centro di devozione mariana. Dal punto di vista naturalistico, l’area ospita numerose specie vegetali e una ricca popolazione di uccelli acquatici e migratori, valorizzata anche dalla presenza di aree protette come la Riserva Naturale della Foce dell’Isonzo e la Riserva Naturale Valle Cavanata.
La Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo, istituita nel 1996, si estende per circa 2.338 ettari lungo l’ultimo tratto del fiume Isonzo, interessando i territori di Staranzano, San Canzian d’Isonzo, Fiumicello e Grado. Gran parte dell’area coincide con la ZSC/ZPS “Foce dell’Isonzo – Isola della Cona”, appartenente alla rete Natura 2000, e comprende ambienti fluviali, marini, lagunari e di transizione di grande valore ecologico. Il cuore della Riserva è rappresentato dall’Isola della Cona, dove interventi di ripristino ambientale hanno favorito la ricostituzione di zone umide, specchi d’acqua, barene e altri habitat fondamentali per numerose specie di uccelli, rendendo l’area una delle mete più apprezzate per il birdwatching e la fotografia naturalistica. L’Isola della Cona è attrezzata con centro visite, sentieri, osservatori e capanni fotografici; tra i percorsi principali figurano un itinerario ad anello di circa 2 km e il più lungo Sentiero del Mondo Unito, che attraversa boschi golenali, zone di foce, barene e velme. La Riserva svolge inoltre un’importante funzione di educazione ambientale e divulgazione naturalistica, attraverso visite guidate, laboratori e attività dedicate a scuole, gruppi e visitatori.